"Frattura" del pene

Scritto da Marco Castellazzi. Postato in MEDICINA

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Frattura del pene: le cause

È, infatti, la rottura di uno di questi tubuli che porta alla frattura. Durante l’erezione, il pene è gonfio di sangue e se viene piegato in modo violento si può provocare la rottura di uno dei due corpi cavernosi. Questa causerà perdita di sangue a cascata dal pene, perdita immediata dell’erezione, scricchiolii, il tutto accompagnato da tumescenze dolorose e che si gonfiano velocemente.

La perdita di sangue è legata al fatto che la lesione si è avuta anche nel tubo che drena l’urina dal corpo (l’uretra). Per evitare di incorrere in questa situazione, che provoca terrore solo a parlarne, è bene evitare di piegare troppo l’organo sessuale. Non cadete sopra di esso ed evitate che il vostro partner vi si sieda sopra in modo violento, con qualcosa di diverso rispetto all’orifizio desiderato.

Anche se fortunatamente è una patologia che si presenta di rado, di solito è dovuto a partner sessuali troppo zelanti o impazienti. Di frequente, è legato alla fuoriuscita del pene dalla vagina e dal suo scontro con la sinfisi pubica o con il perineo. Se siete proprio sfortunati, il pene si potrebbe rompere mentre vi rigirate nel letto durante un’erezione, che avviene mentre state dormendo.

Ma un’altra causa che porta alla frattura del pene è la masturbazione aggressiva o la pratica del taqaandan, una pratica culturale in cui la parte superiore del pene eretto e piegata in modo forzoso.

Nel caso in cui questi traumi si presentino quando il pene è flaccido non si presenta la frattura, ma si hanno semplici traumi penieni, dolorosi, ma di più facile cura.

Frattura del pene: come si cura?

Se proprio si è stati sfortunati e il pene si è fratturato c’è solo un modo per rimediare ed è l’intervento chirurgico, che deve essere praticato il più presto possibile, entro le 48-72 ore seguenti all’evento traumatico.

La diagnosi è immediata e si ottiene con un semplice esame fisico. Si può fare ricorso anche a ecografie e a una risonanza magnetica, per la conferma della patologia e per comprenderne la gravità.

L’esame che sembrerebbe il più indicato, la cavernosografia, una radiografia che si fa iniettando il liquido di contrasto nei corpi cavernosi, dà però spesso dei falsi positivi anche se l’esatta fuoriuscita del liquido dovrebbe permette di capire il punto specifico dove si è verificata la rottura. Se non trattata la frattura potrebbe portare a deformità permanenti del pene o a difficoltà nel raggiungere e mantenere l’erezione durante l’attività sessuale (disfunzione erettile).

L’operazione consiste nell’esporre il tessuto lesionato, tramite incisione che può essere longitudinale o coronale. Si procede poi drenando l’ematoma e riunendo i tessuti che si sono strappati. Nel caso ci sia stata anche la rottura dell’uretra, si procede anche con la sua riparazione. Se non si vuole ricorrere alla chirurgia è possibile anche un trattamento farmacologico/conservativo a base di farmaci antinfiammatori, fibrinolitici e antibiotici, che hanno lo scopo di far riassorbire l’ematoma e gli esiti cicatriziali.

Il tasso di complicanze è però molto alto, ben il 40% contro l’11% nel caso si ricorra alla chirurgia.

Dopo l’intervento, è necessario non avere rapporti sessuali per almeno sei settimane.

Per evitare che si verifichino erezioni nella fase di convalescenza possono essere assunti farmaci come benzodiazepine e antiandrogeni. Talvolta a seguito della frattura del pene si possono verificare erezioni dolorose, disfunzioni erettili e il pene può assumere un aspetto incurvato.

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