La psicologa

De Toffol

Scritto da Marco Castellazzi. Postato in ESPERTO

Valutazione attuale: 5 / 5

Stella attivaStella attivaStella attivaStella attivaStella attiva
 

Indice articoli

TIC: UNA IMMEDIATEZZA PER DIRCI COME STIAMO

Sono definiti tic tutti quei movimenti o vocalizzazioni improvvise, rapide, ricorrenti, stereotipate, senza uno scopo, al di fuori del controllo intenzionale dell’individuo, che implicano l’attivazione di diversi gruppi muscolari. Sono frammenti di normali azioni motorie o produzioni vocali collocate fuori contesto, che possono essere facilmente confuse con comportamenti finalizzati e diretti ad uno scopo. Si dividono in semplici se costituiti da movimenti brevi e stereotipati del volto, delle spalle e degli arti e complessi se costituiti da sequenze di movimenti. I tic motori e vocali possono essere semplici, con il coinvolgimento di pochi muscoli o con l’emissione di suoni semplici, o complessi, con il coinvolgimento di gruppi multipli di muscoli reclutati per l’emissione di esplosioni orchestrate di parole o frasi (DSM-IV-TR, p. 127)(1).
Ora che la definizione descrittiva è stata data, possiamo dedicarci con più serenità a quegli aspetti analitici e, contestualmente, più quotidiani che la definizione stessa contiene. La caratteristica principale del tic è l’imprescindibilità: non si può fare a meno di farlo, è automatico, consapevole e, per questo, fonte di grande disagio in quanto provoca vergogna verso gli altri che lo possono notare e frustrazione perché non è possibile controllarlo; o meglio, è proprio la sensazione di controllare il tic che fa si che non si possa, paradossalmente, farlo, perché ha origini differenti da quelle del nostro pensiero, dalla nostra cognizione. ….Sono implicate le emozioni, che non si possono controllare, ma percepire e riconoscere: Il tic è ripetitivo e implica un’ immagine di sé complessa ed articolata, dove le emozioni hanno un ruolo importante nella definizione del sè. La ripetitività è una delle caratteristiche di questo disturbo: è come ci sentiamo noi con il disturbo che condiziona come ci vedono gli altri con il disturbo stesso. Più è evidenziato, più la propria immagine viene percepita come inadeguata e vergognosa da chi ne soffre. Proviamo ad ipotizzare di avere un tic (movimenti o vocalizzazioni improvvise, senza uno scopo al di fuori del controllo intenzionale), e di pensare a che immagine possiamo avere di noi e di immaginare che la sensazione che abbiamo provato possa essere notata anche da chi ci ha visto, mentre attuavamo il gesto involontario, e che, magari, interpreta come qualcosa di volontario e insensato; pensiamo al disagio che ci può creare stare a contatto con la persone, in quei momenti, e che tutto questo si ripeterà anche con altri, e in svariate situazioni, facendoci sentire estremamente giudicati; più aumenta questa sensazione, più cerchiamo di controllarlo e più, come abbiamo visto prima, aumenta il disturbo, peggiorando la situazione con un grande senso di frustrazione. Uno degli effetti che potrebbero comparire, in casi complessi, è l’isolamento sociale, accompagnato da sintomi depressivi e ansiosi. Quindi, appare evidente, come i sistemi di controllo possano precipitare in situazioni, emotivamente, intense. La sensazione è proprio quella di perdere il controllo del proprio corpo, un corpo che non risponde più al pensiero, si pensa ad una cosa ed il corpo fa l’opposto. Cosa accade in queste situazioni? Il corpo e la mente, che non sono più in rapporto armonico tra di loro, entrano in conflitto a causa delle emozioni che emergono, quasi sempre, contrastanti con il pensiero, dando un segnale di allarme, che si manifesta attraverso il corpo; è l’incoerenza tra pensiero ed emozione, è come se si provasse una emozione e la mente ne imponesse un’altra, secondo una normativa sociale. Il tic a questo punto diventa il nostro segnale, espresso nel corpo e trasmesso dalle emozioni, un sintomo che diventa prezioso, per poter aprire un varco, verso la strada delle nostre emozioni. Ciascuno di noi ha delle caratteristiche e peculiarità differenti, e un modo di “organizzarsi” nel mondo assolutamente soggettivo ed esclusivo; così come l’accesso alle nostre emozioni, con difficoltà differenti, a seconda delle nostre esperienze affettive, che hanno potuto favorire od ostacolare, la percezione e l’espressione delle emozioni. Generalmente, la difficoltà a cogliere le emozioni e la rigidità del pensiero normativo, portano all’espressività del disagio nel corpo. Perciò sarà molto probabile che i tic emergano in condizioni di difficoltà, disagio ed imbarazzo, in cui ci sono emozioni contrastanti, che nascono da ciò che si prova “nell’immediatezza” del momento, che si sta vivendo e le emozioni che arrivano dai criteri di rigidità normativa, delle esperienze vissute con le principali figure di riferimento della propria vita. A questo punto, il tentativo di controllo emotivo fallisce, e le emozioni si esprimono attraverso il corpo con il tic che, a sua volta, si tenta di controllare, introducendo la persona in un circuito chiuso, senza apparente via di uscita. Molti individui con disturbo da tic, riferiscono la presenza di diversi fenomeni sensoriali, tra i quali anche una spinta premonitrice, una tensione che cresce o una sensazione fisica di una parte del corpo, che precede il tic motorio o verbale ( Leckman, Walker, Choen, 1993). Le persone dicono di essere come “assediate” da queste sensazioni fisiche che sono spesso localizzate (come il bisogno impellente di stiracchiare un braccio o una spalla o di schiarirsi la gola). Queste spinte e la lotta interna per controllarle sono tanto faticose quanto il tic in sé. Un altro antecedente sensoriale è una sorta di tensione interna generalizzata a cui si può dare sollievo solo eseguendo il tic. Un tic può essere innescato anche da specifici stimoli visivi o uditivi (Cohen, Leckman, 1992), a causa dell’intensità emotiva che ne deriva. Il significato del tic non è univoco. I tic possono emergere già ad una età precoce, quelli motori tra i tre e gli otto anni, quelli vocali intorno ai sette anni (Leckman, King, Cohen, 1998). Nei casi più semplici la gravità del tic ha un picco dopo i dieci anni per poi ridursi con il tempo (Leckman, Zhang, Vitale et al., 1998) e per la maggior parte dei giovani la gravità del tic e la disabilità che da essi deriva declina marcatamente dopo i diciannove-venti anni (Bloch, Leckman, 2009; Coffey, Shechter, Klykylo et al., 2005). Quando il problema permane in età adulta, la situazione clinica è solitamente seria. Il disturbo transitorio da tic e il disturbo cronico da tic sono condizioni che si verificano tra l’1,5% e il 3% circa dei giovani (Kurlan, McDermott, Deely et al., 2001; Scahill, Amon, McDougle et al., 2009). I maschi ne soffrono maggiormente rispetto alle femmine, in un rapporto di 4:1 (Kadesjo, Gillberg, 2000; Roessner, Becker, Banaschewski et al., 2007a). Spesso ansia e depressione sono associate con le diverse forme dei disturbi da tic (Roessner, Becker, Banaschewski et al., 2007a). All’inizio il tic può essere una semplice condotta motoria reattiva ad una situazione d’ansia momentanea (separazione, malattia, etc.) che indica la facilità con cui alcuni bambini spostano nella sfera motoria gli affetti, i conflitti e le tensioni psichiche. La persistenza del comportamento da tic può indicare l’espressione di conflitti affettivi differenti da quello iniziale, trasformandosi in un modo d’essere ancorato profondamente nel corpo, una sorta di via di scarico privilegiata delle tensioni (Strepparava, Iacchia, 2012), che possono ripetersi anche in età adulta. L’ambiente familiare in cui si può sviluppare questo tipo di disturbo è di tipo verbale ed analitico, con l’esclusione di emozioni, dove l’aggressività è repressa ed il controllo di sé è molto alto, dando origine a tratti ossessivi, frequentemente associati al disturbo da tic. In età adulta il disturbo è più complesso e ci sono più cause che possono determinarlo.
I tic possono essere di varie entità a seconda dell’intensità e della durata del disturbo, come si è potuto evidenziare fino ad ora, è un disturbo complesso e potrebbe diventare invalidante, anche a livello sociale; inoltre, nel 50% dei casi è presente un disturbo ossessivo compulsivo associato. Uno specialista può essere di aiuto per identificare, insieme, le origini del disturbo e avere una maggiore consapevolezza dei propri stati affettivi, fornendo una alternativa funzionale nella loro espressività.

Bibliografia:
Strepparava M.G., Iacchia E. (2012), “Psicopatologia cognitiva dello sviluppo”. Raffaello Cortina, Milano.

Note:
(1) DSM IV TR: Il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, noto anche con la sigla DSM derivante dall'originario titolo dell'edizione statunitense Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, è uno dei sistemi nosografici per i disturbi mentali o psicopatologici più utilizzati da medici, psichiatri e psicologi di tutto il mondo, sia nella pratica clinica che nell'ambito della ricerca.

 


 


 

Planisfero nuovi iscritti al sito www.studiocastellazzi.com

Seguici su Facebook

Traduci il sito per me

Traduci in ogni lingua per me

 

web

QR code

Questo portale non gestisce cookie di profilazione, ma utilizza cookie tecnici per autenticazioni, navigazione ed altre funzioni. Navigando o chiudendo questo messaggio, si accetta di ricevere cookie sul proprio dispositivo. Per saperne di più, clicca su "Approfondisci".